«La legge sul fine vita calpesta la dignità»

Medici, giuristi e intellettuali concordi: necessario garantire al cittadino libertà di scelta

IL MESSAGGERO VENETO (Udine) 08/02/2011 – «La legge sul fine vita calpesta la dignità»

Palamostre gremito alla serata organizzata dall’associazione “Per Eluana” a due anni dalla morte della donna Sabina Guzzanti tra invettive e commozione. Dario Fo e Franca Rame soci onorari del sodalizio

di MAURIZIO CESCON

La commozione e l’invettiva di Sabina Guzzanti. L’emozione di Dario Fo e Franca Rame, che traspariva dal video messaggio trasmesso in sala, quando hanno ricevuto la tessera onoraria dell’associazione Per Eluana. L’“investitura” di Germana Englaro, nipote di Beppino, a prossima presidente del sodalizio che porta il nome di sua cugina. Le toccanti testimonianze di Annibale Fasan, malato di distrofia muscolare, e di Loredana Margutti, mamma di Roby, per molti anni tetraplegico. E un appello unanime di politici, giuristi, docenti, medici e infermieri: la proposta di legge sul fine vita, che il 21 febbraio approderà in aula alla Camera, calpesta i diritti e la dignità della persona.

E’ stata questo e molto di più la serata svoltasi al Palamostre dal titolo Testamento biologico: liberi di scegliere promossa dall’associazione Per Eluana. Grande assente per sua scelta, ma continuamente evocato, Beppino Englaro, il papà della donna che ha vissuto per 17 anni in stato vegetativo permanente e che proprio a Udine, il 9 febbraio del 2009, è morta dopo che era stata sospesa l’alimentazione e l’idratazione forzata in esecuzione a una sentenza della Cassazione. Il caso ha fatto discutere per mesi tutta Italia, e l’eco di quei giorni è ancora ben presente. Ieri tra i relatori cenni polemici tutti indirizzati al governo che vuole «imporre una legge che sottrae libertà ai cittadini» e a chi «ha voluto scippare la giornata del 9 febbraio alla famiglia Englaro: è stato l’ultimo affronto dell’etica di Stato».

Massimo rispetto, invece, per le posizioni della Chiesa e una sola replica alle parole dell’arcivescovo di Udine Mazzocato che aveva detto «Eluana a Udine è stata lasciata morire». «E’ vero – ha detto il professor Sergio Bartolommei, docente di bioetica all’università di Pisa e moderatore della serata – Eluana a Udine è stata lasciata morire, ringrazio il vescovo per le sue parole. Ma un tempo lasciare morire era il peggiore dei mali, oggi non è detto che sia così, perchè si può scegliere».

Il dibattito e le relazioni sono stati di livello, seguiti con la massima attenzione dal numeroso pubblico (c’era anche diversa gente in piedi) che non ha voluto mancare all’appuntamento. Uno dei momenti più attesi è stato l’intervento di Sabina Guzzanti che ha letto alcune pagine del libro di Amato De Monte (l’anestesista friulano che ha applicato il protocollo per la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione alla Englaro, ndr), riguardanti proprio la morte della donna.

«Quello attorno al corpo di Eluana – ha detto la Guzzanti – è stato uno “spettacolo” che ci ha stordito. Quello che è accaduto due anni fa è stato l’episodio più lurido della nostra storia. Una famiglia, un padre, una giovane, sono stati offesi in modo disgustoso e bieco. Facciamo “offerte al cielo” per ripulire tutto quello sporco». Anche a Sabina, dopo la sua applaudita lettura, è stata consegnata la tessera di socio dell’associazione. «Me la metto al cuore – ha dichiarato lei ancora emozionatissima – e resterà sempre con me». Il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, in un video registrato a casa sua, in compagnia della moglie Franca Rame, di Beppino Englaro e di De Monte ha parlato del «senso di rispetto per le convinzioni di tutti nel concepire i temi della vita e della morte. Quella di Eluana è stata un dimensione di civiltà».

Quindi si sono succeduti gli interventi in sala. Amato De Monte ha detto che è «necessario informare perchè ognuno possa scegliere senza dogmi e prevaricazioni». Il sindaco Furio Honsell ha spiegato che «il 9 febbraio 2009 ha segnato per la città un momento molto alto di civiltà, seppur dolorosissimo. Grazie a un gruppo di eroi civili è stato affermato a Udine un diritto costituzionale, quello di rifiutare cure e trattamenti medici, oltre al diritto di ottenere giustizia da parte di un cittadino e di sua figlia. In Italia c’è un deficit normativo, un vuoto e il nostro Parlamento non ha ancora sciolto questo nodo». Poi è stato Annibale Fasan, affetto da distrofia muscolare, a portare la sua testimonianza e a ribadire che «il rispetto delle scelte non è monopolio della politica, ma è poter decidere in modo sereno».

«Ho scritto al presidente Napolitano – ha aggiunto Fasan – chiedendogli provocatoriamente di assistermi nell’eutanasia, perchè il Comune dove abito non mi aiuta». Hanno parlato anche il professor Maurizio Mori, presidente della consulta di bioetica «difendiamo il diritto all’autodeterminazione», il professor Demetrio Neri, ordinario di bioetica a Messina «no a trattamenti medici contro la volontà della persona», e Amato De Monte che ha letto la relazione del professor Aristide Paci, presidente dell’ordine dei medici di Terni, oltre a Sabrina Spangaro, presidente degli infermieri di Udine, che ha portato all’attenzione il codice deontologico degli infermieri.

Nella seconda parte del dibattito spazio a Loredana Margutti, madre di Roby «che mi ha sempre supplicato di non togliergli la dignità». Il professor Leopoldo Coen, professore di diritto amministrativo a Udine e l’onorevole Maria Antonietta Coscioni, radicale del Pd hanno bocciato la legge Calabrò sul fine vita perchè «espropria il cittadino dei suoi diritti». Infine il senatore del Pdl Ferruccio Saro, ha rievocato i giorni “caldi” della morte di Eluana. «L’epilogo della vicenda poteva avvenire solo in Friuli – ha osservato –. Solo qui c’erano le condizioni per attuare la sentenza. E i protagonisti della vicenda furono tutti coraggiosi».

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