Il corpo come sofferenza

 

Lawal è chiaramente un nome fittizio. Chi ha scritto questo articolo è una nostra compagna che per ragioni di opportunità preferisce utilizzare uno pseudonimo: teme di essere vittima di rappresaglia, e per quanto possa apparire incredibile, in passato ci sono state ritorsioni e persecuzioni.

Avete visto il corpo di Marco Pannella? Che tragedia… il corpo come altare del più alto sacrificio. Esattamente come duemila anni fa, ultimo grido disperato di un uomo che chiede alla Giustizia dell’Universo “vieni non estraniarti ancora, sali sullo scranno più alto perché qui si fa scempio della Creatura”. Qui la Creatura la si incatena a rotolarsi nella disperazione di esser privati della possibilità di un futuro. Di essere privati del rispetto. Di essere privati della dignità di persona e contemporaneamente pieno di speranza che ci possa essere un raggio di luce ad illuminare le Menti e a ridar l’energia ai cuori che ricomincino a pulsare. Per non giacere in una specie di vita sospesa, in una sorta di coma “controllato” per cui nessuno prova sentimenti di indignazione.

Abbiamo dimenticato la possibilità di dichiararci scandalizzati, di dirci offesi e di chiedere a gran voce chi siete Voi che non mostrate il volto ma lo celate dietro asettici termini di Agenzie di Rating o Comitati vari… avete scordato che siete uomini, avete dimenticato che siete di carne e sangue e siete fragili creature con i limiti e con le stanchezze e deboli di fronte a malattie e sofferenze…siete in un delirio che vi ha drogato e sconvolto i cervelli bramosi solo di farsi di nuove dosi di droga fatta di delirio di potere e gestione di risorse; siete nel gioco perverso del Monopoli mondiale che però non è un gioco fatto a tavolino per passare un pomeriggio di pioggia… come quando stufi e annoiati si ripone tutto in una scatola e la famiglia contenta si riunisce a tavola sorridente e felice.

No, voi giocate con le vite degli altri, con il vostro gioco avete cancellato vite e una o due generazioni sono perse nel tentativo solo di sopravvivere, di galleggiare, di guadagnare quello che permette a mala pena di pagare tasse e mutui per mantenere ciò che hanno ereditato dalla dura fatica delle generazioni precedenti. Su quello scranno più alto dovrebbe sedersi il Grande Giudice e giudicarvi per il più grande delitto, il più orribile: un genocidio mondiale … avete rubato i sogni a milioni di uomini, avete ucciso le loro speranze, avete soppresso gli entusiasmi e avete incarcerato migliaia e migliaia di talenti e di menti geniali, forse medici che avrebbero potuto curare e scoprire nuove cure o grandi artisti che avrebbero donato bellezza.

Nelle vostre smancerose commissioni e nei vaniloqui poco programmatici e ancor meno missionari nonostante vi genuflettete a tutto quanto vi si ordina, non si fa parola, se non in rarissimi casi e forse per errore, dell’evento che concretizza e rappresenta il vero e solo ecumenismo possibile da parte vostra: il riconoscimento a Pannella di essere stato l’unico a voler risolvere un problema che invece avreste dovuto prendervi in carico voi, pasciuta classe politica che tra rutti e tartine di caviale discutete della fame nel mondo e ignorate i problemi del popolo e lasciate marcire i poveri cristi nelle piene zeppe e traboccanti patrie galere per reati inventati allo scopo di soddisfare la pancia dei giustizialisti o addirittura per non reati.

Siete abietti e abominevoli, tanto a destra che a sinistra. Vi siete piegati alle lusinghe del mondo barattando ogni cosa per le sirene dell’intrallazzo e del potere; rappresentate una classe partitocratica fetente, ignobile e indegna perché di proposito ignorate l’amnistia come istituzione giuridica e siete riprovevoli, sporchi e immorali perché non volete ascoltare la ragione che induce il digiunatore a invocare l’amnistia. Siete indecenti e sudici perché non volete vedere le carceri che traboccano, siete biasimevoli e avete un comportamento vergognoso, bieco e vigliacco perché non volete dare alla detenzione una condizione umana. E’ disgustoso che abbiate lasciato un uomo solo a combattere uno sconcio così sordido come è l’emergenza affollamento che porta seco un massacro silente di numero di morti sia tra i carcerati che tra le guardie carcerarie per le infami condizioni che sono costretti a subire, uniti come sono dal file rouge della negazione del diritto e dei diritti. Ed è ancora più disgustoso e immondo che di tutto questo non se ne sia parlato per oltre due mesi.

Lawal

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