Non ci siamo proprio

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di Walter Mendizza

Il Consiglio dei ministri ha presentato qualche giorno fa il decreto sull’occupazione per rilanciare il lavoro nella categoria più emarginata dal mondo produttivo: quella dei giovani. Così, dopo i contratti di apprendistato, quelli del co.co.pro., i contratti a somministrazione e poi quelli a termine, adesso siamo ai bonus per le assunzioni a tempo indeterminato. Si potrebbe dire: “Ottimo! E quanto hanno messo sul piatto della bilancia per queste assunzioni a tempo indeterminato? Ebbene, dopo la contestata riforma Fornero il ministro del Lavoro Enrico Giovannini e il premier Enrico Letta, hanno stabilito un miliardo e mezzo di euro di cui quasi 800 per la stabilizzazione degli under 30. Una “cagatina”, meno di una goccia nel deserto. Una furbata per mostrare che si sta facendo qualcosa laddove in realtà c’è solo il nulla che avanza. Sono risorse messe a disposizione per il datore di lavoro che assume a tempo pieno e indeterminato lavoratori sotto regime Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego – la nuova indennità dell’Inps) con contributi pari al 50% dell’assegno mensile fino ai due terzi del periodo di sussidio pattuito, con limite di 650 euro al mese.

Gli sgravi sono previsti per gli under 30 (dai 18 ai 29) che sono disoccupati cronici, che vivono da soli e che hanno almeno un famigliare a carico! Come si fa a non mandare a quel paese questa classe dirigente? Senza contare che i presunti beneficiari devono avere solo la terza media, quasi si voglia incentivare l’ignoranza. Del resto cosa ci si poteva aspettare da un governo che per non aumentare l’iva ha massacrato le pensioni, sterminato i precari, trucidato le piccole e medie imprese, accoppato l’istruzione pubblica… Un governo che ci dà da bere di nuovo la stessa panzana che per non aumentare l’Iva fa approvare un aumento al 100% dell’acconto Irpef, un aumento al 101% dell’acconto Ires, un aumento sulle marche da bollo e un altro per i libri di testo.

Invece questo governo avrebbe potuto (e dovuto) fare molto di più. Intanto avrebbe potuto (e dovuto) tutelare i lavoratori anziani espulsi precocemente dal lavoro. Sono oltre un milione i disoccupati ultra cinquantenni che, sebbene non abbiano maturato ancora i requisiti per la pensione, posseggono invece un bel gruzzoletto presso l’Inps perché hanno lavorato per 20 o 25 anni. Allora perché non dare loro la relativa pensione calcolando quell’ammontare come se fosse il valore attuale di una rendita in funzione dell’età? Non c’è alcuna ragione per non farlo! Ci si comporta come farebbe una compagnia di assicurazioni: uno porta il capitale e in funzione dell’età e delle condizioni di salute ottiene immediatamente una rendita vita natural durante. E’ solo una questione di buon senso che con ogni evidenza manca completamente al governo.
Un’altra cosa facile facile che il governo avrebbe potuto (e dovuto) fare riguarda la selezione pubblica di professionisti andando a vietare che si presentino pensionati.

Ad esempio c’è attualmente una selezione pubblica indetta dall’Inps mediante richiesta di disponibilità per il reclutamento di 998 medici esterni, prioritariamente specialisti in medicina legale o in altre branche di interesse istituzionale. E cosa fa l’Inps? Fa entrare nelle graduatorie medici pensionati che hanno ovviamente un punteggio più alto di quelli disoccupati!! Ma vivaddio, se questi medici anziani che già percepiscono la pensione volessero rendersi utili che vadano in Africa a lavorare, per la miseria! Già è vergognoso che partecipino alla selezione, ma ancora più obbrobrioso è che possano scavalcare i giovani medici disoccupati. O coloro che prima non sono riusciti ad entrare nei ridottissimi posti messi a concorso per le specializzazioni, non perché non fossero appassionati e preparati ma perché non “abbastanza sponsorizzati” o “non abbastanza agganciati al familismo-nepotismo”. Già da quest’anno saranno ridotti i posti a concorso per le specializzazioni ed è stato annunciato che lo saranno ancora di più dal prossimo anno.

Da anni si lamenta la mancanza di specialisti in pediatria, ma a ben guardare ciò è dovuto al fatto che molti medici di base hanno tra gli iscritti bambini. I medici di base, invece, hanno una forbice ben più allungata: devono occuparsi dai 14 anni fino ai centenari (ma molte volte anche dai 6 anni dato che la convenzione prevede che il bambino dalla nascita ai 6 anni debba essere seguito dal pediatra, mentre dai 6 ai 14 possa essere seguito sia dal pediatra che dal medico dell’adulto).
Ritornando alla selezione pubblica, andiamo a vedere il bando di concorso per il reclutamento di 998 medici esterni. Intanto è molto difficile trovare il bando di concorso nel sito dell’Inps (se volete divertirvi vi invito a provare partendo dalla sezione “Avvisi e Concorsi”. Per chi volesse evitare la ricerca ecco il link, noterete che il bando appare senza alcuna firma e senza che sia riportato da chi è formata la commissione esaminatrice! Più che un bando sembra si tratti di una messa al bando (e in effetti è la messa al bando di chi ha lavorato per anni in quella posizione come precario senza possibilità di essere rinnovato). Non è stato chiesto ai dirigenti delle varie sedi alcuna informazione riguardante coloro che hanno svolto l’attività per l’Inps in tutti questi anni e neppure è stato valutato il lavoro dei medici che ci hanno lavorato. Niente. Un calcio nel sedere e via con nuove assunzioni di raccomandati, paracadutati, pensionati e chissà quant’altro c’è nelle liste di questa Italia delle conoscenze (di amici e parenti) e non della conoscenza nel senso del sapere.

Cosa dire? Qualunque cosa si guardi si sarebbe potuto far qualcosa e soprattutto si sarebbe potuto farla meglio. Avrebbe permesso di salvare la faccia a questo governo balneare del dire molto e fare poco. Non voler affrontare il problema del milione e passa di lavoratori “anziani” espulsi precocemente dal lavoro è un vituperio alla ragione. Sono lavoratori troppo vecchi per lavorare e troppo giovani per andare in pensione, ma che potrebbero non pesare alla società permettendo loro semplicemente di prendersi quanto gli spetta. È solo un problema di matematica attuariale: tecnicamente si tratta di trasformare la somma dei contributi versati in una rendita vitalizia. La riforma Fornero invece di avvicinare la pensione la fa “slittare” sempre più in là. Si parla tanto e a volte a sproposito del reddito di cittadinanza, ma quando si può parlare seriamente di come allentare la pressione che esercita sulla società oltre un milione di disoccupati, nessuno lo fa. Bisognerebbe solo dare loro quanto spetta, una riforma a costi quasi nulli e senza mettere a repentaglio l’Inps.

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