Una straordinaria prova di forza del TLT

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NOTIZIE RADICALI (19/09/2013) – Una straordinaria prova di forza del TLT

È stata una domenica esaltante, entusiasmante, elettrizzante. Una straordinaria prova di forza del Movimento Trieste Libera che il 15 settembre celebrava il 66° anniversario del proclama dell’indipendenza di Trieste. Quel Territorio Libero che vide la luce con il proclama N. 1 del Governo Militare Alleato il 15 settembre del 1947. Uno Stato multietnico sotto tutela delle Nazioni Unite. Una Singapore europea con il suo super porto internazionale. Ora i cittadini del TLT hanno deciso di lottare per la libertà reclamando ad alta voce i loro diritti cancellati da chi in violazione dei trattati ha occupato il loro Stato.

Il popolo del TLT sta riscrivendo la storia e la sta reinterpretando in chiave libertaria. Circa 8.000 partecipanti si sono riversati sulle strade di Trieste risvegliandola da quella sonnolenza indotta dallo Stato italiano barricato nella miserabile complicità tra politica, magistratura e mezzi di informazione. Manca all’appello (per ora) la forza militare, tuttavia la fulgente mitezza del Movimento incarna (per ora) una rivoluzione gandhiana (musica per le orecchie Radicali) che si basa sulla forza della nonviolenza e in alcuni casi con la resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile.

Questa sorta di metastasi Radicale attecchita nel lontanissimo nordest del Belpaese ha raggiunto la consapevolezza pannelliana di essere comandati di volta in volta o dai capaci di tutto oppure dai buoni a nulla. Una classe politica incapace della benché minima buona amministrazione così cara al ricordo triestino di quando la città era il porto dell’impero austro-ungarico. I politici locali, smarriti nel labirinto delle ostinazioni, dei veti, delle fumisterie inconsistenti, sono arrivati al capolinea; non si può che rimandarli a casa, non c’è posto per discorsi pretenziosi tipici di coloro che si sono avvitati nell’ideologia da 60 anni e ordiscono a tavolino strategie che vanno dalla sciagurata preconfezione di risposte false e svianti della politica fino alla recente e sventurata azione della magistratura incapace di fornire una risposta nel merito quando si vuole sapere se lo Stato italiano rinnega il Memorandum di Londra del 1954 che istituisce il TLT.

A chiudere il cerchio ci sono i tri(e)stemente noti mezzi di informazione cioè di disinformazione organizzata e sistemica. Il Piccolo, piccolo giornaletto di Trieste soprannominato “il bugiardello” da parte degli stessi triestini, conduce una campagna di disinformazione che fa passare il Movimento come una serqua di pazzi, visionari, sovversivi e adesso anche di evasori fiscali dato che si contesta la legittimità delle tasse che non possono essere imposte sul TLT.

La verità è che vogliono far credere che Trieste sia stata storicamente una città irredenta, ma non è affatto così. Le mire italiane su di essa hanno sempre avuto scopi ben diversi coperti da scusanti romantiche e patriottiche con le quali si è confezionata una menzogna talmente grossa che ha preso il posto della realtà. Chiunque voglia approfondire seriamente la questione TLT (cercando fonti imparziali e studiando il Trattato di Pace) capirà quanto guano la politica ha fatto mangiare ai tielletini. È questa autocoscienza che fa oggi scendere in piazza in tanti: una consapevolezza di diritti negati, d’identità negata, di torti commessi. Non si tratta di italofobia né tantomeno di razzismo ma di istinto di sopravvivenza contro il soffocamento della città e del suo porto internazionale, soprattutto alla luce del fatto che le azioni italiane sono sempre state totalmente illegali.

Bisogna imparare a disprezzarli questi bolsi cultori dell’identità negata, banditori asini e inconsapevoli del nichilismo da salotto. Questi bastardi che hanno svenduto il Territorio per un piatto di lenticchie e che svolgono tuttora il ruolo prezioso degli incantatori di serpenti, dei teorici alti di quel paciugo che è oggi ideologia delle classi dirigenti, aedi del nulla. Bisogna disprezzarli perché, loro sì, hanno avuto una reazione incontrollata, un riflesso antropologico che è un segnale di assedio psicologico, quando si decide che sono inutili le mediazioni e rimangono solo le trincee. I buoni a nulla alleati con i capaci di tutto si sono avvitati sul TLT coltivando un fondamentalismo d’accatto, cinico e grottesco, talmente ottuso che sembra avere un rapporto bovino con la pratica dell’amministrazione, immune da dubbi e suggestioni, tipica di chi ha carenza di aminoacidi essenziali, di chi mangia anabolizzanti per bestiame di allevamento.

Walter Mendizza

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