Morte in carcere, pressing sul ministro

IL PICCOLO (Trieste) 03/05/2017 – Morte in carcere, pressing sul ministro

L’esponente radicale Bernardini chiama in causa Orlando: «Faccia chiarezza». Il pm dispone l’esame tossicologico

di Benedetta Moro e Corrado Barbacini

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando deve attivarsi al più presto per fare chiarezza sulla morte di Andrea Cesar, il triestino di 36 anni trovato senza vita nella sua cella al Coroneo una settimana fa. È l’appello lanciato da Rita Bernardini, ex segretaria dei Radicali e presidente onoraria dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, colpita dalla denuncia fatta subito dopo il decesso dalla madre dell’uomo: «Mio figlio è morto di indifferenza, negligenza e incompetenza».

Bernardini – che di recente ha visitato il Coroneo sollevando il tema del doppio incarico della direttrice, Silvia della Branca, costretta a dividersi tra due sedi diverse -, chiarisce così le ragioni del pressing lanciato sul web: C’è una carenza di psicologi nelle carceri, quel ragazzo doveva stare in una struttura adeguata per essere curato, il disagio psichiatrico è un problema che si ripropone troppo spesso nelle carceri, quando le Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems) sono stracolme, con tanto di liste d’attesa. La chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari non ha risolto il problema. Inoltre stanno facendo dei reparti nelle carceri per l’osservazione psichiatrica – conclude l’esponente radicale -, ma le carceri sono luoghi di detenzione, non di cura».

Al pressing lanciato dalla storica esponente radicale potrebbbe aggiungersi a breve l’intervento di Antigone, l’associazione nazionale «per i diritti e le garanzie nel sistema penale», che su sollecitazione dei familiari, attraverso il proprio Osservatorio e i difensori, si è già attivata in passata per molti altri casi di morti sospette dietro alle sbarre. Come quella di Stefano Borriello, trovato senza vita in carcere a 29 anni a Pordenone. «Ho saputo del caso di Cesar – specifica l’avvocato Simona Filippi di Antigone -, perché mi è giunta nei giorni scorsi una mail da parte di una persona di Trieste. Non sono però ancora in contatto con la famiglia e non conosco ancora bene la vicenda. Mi pare però che il tema sia la gestione dei malati psichiatrici, uno dei grandi problemi delle carceri. Bisognerà verificare, per esempio, a che titolo Cesar stava all’interno di un penitenziario». Ogni caso è a sé, sottolinea Filippi, però in generale «quello che cerchiamo di fare è innanzitutto di scrivere un esposto per ricostruire la vicenda, in modo da dare un aiuto maggiore alla Procura.

Sul caso Borriello la madre aveva denunciato che il malessere del giovane non era stato tempestivamente capito – sostiene l’avvocato -. Dinnanzi alla perizia della Procura facemmo un’integrazione medica grazie alla quale il giudice decise di non disporre l’archiviazione del caso». Proprio a livello di indagini avviate dalla Procura triestina, ieri si è appreso che, oltre all’autopsia, sono stati richiesti anche l’esame tossicologico e una serie di altri accertamenti tecnici e investigativi sul corpo dell’uomo stroncato, secondo le prime ipotesi del pm Federico Frezza, da un’overdose di psicofarmaci. Il magistrato vuole fare chiarezza non solo sulle cause della morte di Cesar, ma anche e soprattutto su eventuali responsabilità, prima di tutto a livello di somministrazione dei farmaci.

Anche se – bisogna precisarlo – l’inchiesta avviata è contro ignoti. E in questa direzione puntano anche gli accertamenti relativi all’indagine interna avviata dalla direttrice del Coroneo, Silvia della Branca. Che, ieri mattina, ha acquisito copia della documentazione clinica dell’uomo e la invierà direttamente al ministero nelle prossime ore. Intanto si è appreso gli esami eseguiti finora dal medico legale Carlo Scorretti non hanno evidenziato sul corpo di Cesar alcun segno riconducibile a traumi conseguenti a un’aggressione. Dunque la morte sarebbe stata solo la conseguenza dell’ingestione di vari farmaci o, ipotesi non esclusa, l’effetto di una patologia evidentemente non evidenziata dai medici del carcere. Ma gli accertamenti sarebbero stati estesi anche ai compagni di cella di Cesar. Sotto la lente sono infatti finiti i verbali degli interrogatori resi dai tre detenuti che vivevano con lui. Verbali che potrebbero aiutare a capire cos’è successo al secondo piano del Coroneo nelle ore precedenti alla morte di Cesar.

Non è escluso infatti, come hanno rilevato i sindacati della polizia penitenziaria, che tra i detenuto ci sia stato uno scambio di farmaci. Anche se, va precisato, la perquisizione avvenuta nella cella subito dopo il rinvenimento del cadavere non aveva portato alla luce la presenza di pillole e flaconi di medicinali.

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