Maria Antonietta Coscioni e i suicidi nelle carceri «Lo Stato non fa sforzi»

IL PICCOLO (TRIESTE) – Martedì 13 Giugno 2023 – Pagina46/47d
Il festival leali delle notizie
Maria Antonietta Coscioni e i suicidi nelle carceri «Lo Stato non fa sforzi»

L’intervista

Comincia oggi il nono Festival del Giornalismo, organizzato da Leali delle Notizie a Ronchi. Andrà avanti fino a domenica, ma già il programma della prima giornata è intenso. Alle 17.15, al palatenda, il tema è “La condizione delle donne in Afghanistan e Iran”. Ne parleranno Luciana Borsatti, Farian Sabahi, Barbara Schiavulli e Felicita Pistilli. Alle 18.30, nel giardino di piazzetta dell’Emigrante, saranno Lucia Goracci e Pietro Comelli a rispondere alla domanda “Come si racconta una guerra?”. Quindi, alle 20.30, in Piazzetta Francesco Giuseppe I a parlare di “Giallo e giornalismo d’inchiesta” saranno Fulvio Ervas, Gianni Favero, Pierluigi Granata, Petra Reski e Paolo Mosanghini. Alle 20.45, al palatenda verrà presentato il libro di Antonio Di Bella “Le immagini raccontano gli Stati Uniti”. Già alle 19, nella stessa sede, il festival verrà inaugurato con un ricordo della giornalista Cristina Visintini, che fu fondamentale per la sua crescita.

Tra i protagonisti di oggi, ci sarà poi Maria Antonietta Farina Coscioni presidente dell’Istituto Luca Coscioni, autrice e conduttrice de “La Nuda Verità” su Radio Radicale, membro di segreteria del Partito Radicale. Alle 18, in piazzetta Francesco Giuseppe I, sarà sul palco con don Ettore Cannavera, Enrico Sbriglia, Valter Vecellio, Massimo Brianese: l’argomento è “morti nelle carceri”. Alle 21.45, al palatenda, converserà con Graziella Di Mambro, Alessio Falconio e, in video collegamento, con Emma Bonino riguardo: “il diritto d’aborto: a 45 anni dalla legge 194”.

Cos’ha rappresentato l’esperienza di Luca a distanza di 17 anni?
«La Sla è una malattia per la quale ancora non c’è cura: lascia intatte le facoltà dell’intelletto e porta alla morte per soffocamento. La diagnosi a Luca arriva nel ‘95. Lui per primo rende “politica” la malattia. Il suo corpo diventa strumento di lotta e rivendicazione di diritti che si chiamano buona vita, dignità del percorso del morire, concreta assistenza a malati e disabili, libertà di ricerca, in Italia ancora ostacolata e boicottata da un’ideologia che rasenta il fanatismo antiscientifico. La Sla lo uccide nel febbraio del 2006. Quelle battaglie sono ancora attuali. Grazie a lui si è acquisita maggiore consapevolezza e rispetto nei confronti di chi è debole, sofferente, indifeso».

Davvero la ricerca scientifica deve avere la massima libertà?
«La libertà di ricerca scientifica è stata l’azione politica radicale condotta con Luca; più che mai attuale. I divieti di sperimentazione sugli embrioni pongono l’Italia in una posizione di isolamento rispetto ad altri paesi. L’Istituto Luca Coscioni che presiedo, si fa carico di queste questioni, assieme al Partito Radicale, il luogo che in origine abbiamo scelto con Luca per affermare che la ricerca pubblica deve ricominciare a lavorare, testare, vagliare sul “campo”; impedirlo con pretesti demagogici e irrazionali impedisce di mantenere il passo con le altre realtà europee e mondiali. Ho immaginato il sorriso di Luca nell’ascoltare l’ex premier Draghi, quando, in occasione del 35° anniversario delle attività dei Laboratori del Gran Sasso, ha parlato di libertà di ricerca: “È il silenzioso lavoro dello scienziato a fare la differenza tra la morte e la vita, tra la disperazione e la speranza… Senza ricerca non può esserci innovazione, senza innovazione non può esserci progresso…”. Non sono sicura che il premier venuta dopo di lui confermi questa linea».

Cosa può dire riguardo alle morti nelle carceri, di cui parlerà a Ronchi?
«Provate a pensare a persone conosciute che si sono suicidate e chiedetevi cosa avreste potuto fare. È evidente che nelle carceri lo Stato che non ha profuso gli sforzi che è ragionevole attendersi per impedire il suicidio di un detenuto con sofferenza psichica. Già in 23 si sono uccisi dall’inizio dell’anno, 85 nel 2022».

Altro tema di un altro incontro di oggi: cosa dire dell’applicazione della legge 194 sull’aborto a 45 anni dalla sua approvazione?
«Otto ginecologi su dieci sono obiettori di coscienza. Molte donne hanno difficoltà ad accedere alla interruzione volontaria di gravidanza. 1800 consultori, il 60% in meno di quanto stabilito dalla legge. Questo impedisce a molte donne e adolescenti di rivolgersi a tali strutture. Non c’è logica nel malumore del Governo verso la (non ancora attuata) scelta dell’Agenzia Italiana del Farmaco per la gratuità della pillola anticoncezionale. Si dice che è meglio scongiurare gli aborti. Giusto. Ma una cosa è certa: il reale strumento antiabortista non è l’obiezione, ma la contraccezione. Più contraccettivi e più informazione, meno aborti. Era e continua a essere la parola d’ordine del Partito Radicale».

A.P.

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