“Le terapie si possono rifiutare”

IL MESSAGGERO VENETO (Gorizia) 16/12/2010 – “Le terapie si possono rifiutare”

Gorizia ha accolto ieri a braccia aperte Mina Welby, che per tutta la giornata ha fatto volantinaggio per promuovere la raccolta di firme per i referendum (uno dei quali riguarda proprio il testamento biologico) e, in serata, ha presentato alla libreria Ubik “L’ultimo gesto d’amore”, edito da Noubs e scritto assieme a Pino Giannini, che ricostruisce non soltanto la battaglia del marito Piergiorgio Welby, co-presidente dell’associazione Luca Coscioni e attivista radicale, per il diritto all’eutanasia e il rifiuto dell’accanimento terapeutico, ma anche la loro storia d’amore e la prosecuzione della battaglia portata avanti, poi, dalla stessa Mina.

«Faccio quello che faccio perché sono credente – ha raccontato al folto pubblico della Ubik Mina Welby –. Devo portare avanti un messaggio di libertà. Dio stesso ci ha creato con la libertà di coscienza, che è molto più grande della vita stessa. Io posso disporre, come tutti, della mia vita». Riguardo al veto posto nel 2006 dal cardinale Camillo Ruini alle esequie cristiane del marito, Mina ha affermato che si è trattato della decisione, politica, di un uomo della Chiesa e che questo diniego ha reso, anzi, la sua fede più forte e convinta.

Intervistata dai giornalisti del Piccolo, Nicola Comelli, e del Messaggero Veneto, Christian Seu, Mina Welby ha sottolineato che questa battaglia è in favore di tutti i cittadini, «per consentire loro di fare democrazia». «Una circolare ministeriale firmata da Fazio, Sacconi e Maroni sostiene che i testamenti biologici o le dichiarazioni anticipate di trattamento sono fasulli, illegittimi, un imbroglio che stiamo perpetrando ai danni dei cittadini – ha proseguito Mina –, ma non è vero. Redigendo il nostro testamento biologico non commettiamo nulla d’illegittimo, perché il ddl non è stato ancora approvato. Qualora lo fosse, poi, con il testamento biologico potremmo affrontare sicuri un processo e rivolgerci alla Corte costituzionale, che all’articolo 32 sancisce il diritto dei cittadini di rifiutare le terapie».

Secondo Mina Welby, il ddl è anticostituzionale e come tale sarà bocciato dalla Suprema corte, in quanto mina il principio di autodeterminazione dell’individuo. Impone, per esempio, il sondino di Stato: alimentazione e idratazione forzata non possono essere rifiutate secondo il ddl perché «sono sostegno vitale». Il medico, poi, ha l’ultima parola secondo scienza o coscienza. Infine, si richiamano due volte nel disegno di legge tre articoli del codice penale che si riferiscono al suicidio assistito. «Ma le terapie possono essere rifiutate, nessuno è obbligato a sottoporsi. Lo dice la Costituzione – ha concluso Mina Welby –. Ogni giudice, poi, non potrà che stare dalla parte del paziente che ha sottoscritto le dichiarazioni anticipate di trattamento».

Ilaria Purassanta

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