Le sentenze dell’iperprotettivismo

ELVIS PAVAN – Le sentenze dell’iperprotettivismo (Notizie radicali) – 20/12/2010

Quando ero bambino, nella seconda meta degli anni ’80, dal paese confinante andavo alla scuola del piccolissimo Comune dove ora vivo a piedi da solo o con qualche amichetto. Adesso mio fratello, pur abitando ad una distanza minore dalla scuola rispetto a quella che dovevo percorrere io, va a scuola sempre in macchina come la quasi totalità dei suoi compagni.

Così tutte le mattine, all’avvicinarsi dell’ora di pranzo, il minuscolo parcheggio antistante l’edificio scolastico diviene campo di battaglia per bolidi, spesso enormi, che si contendono i posti più vicini all’entrata. E come ben si può immaginare, ne nascono talvolta discussioni assai poco edificanti. Questi genitori sono convinti di proteggere così i propri figli dai pericoli della strada che però inversamente alle preoccupazioni dei genitori sono diminuiti negli anni, essendo decresciuta la circolazione di mezzi pesanti in conseguenza alla chiusura della maggioranza delle attività economiche del luogo.

Un esempio del miope iperprotezionismo che si è sviluppato in questa società che fa (fortunatamente) sempre meno bambini e sempre più in età avanzata. In queste settimane, anche sui quotidiani italiani si è discusso del progetto dell’amministrazione Obama volto a spingere i bambini ad una alimentazione sana e combattere l’obesità infantile. Progetto accusato di dirigismo e di essere figlio dell’ideologia dello “Stato etico”.

I critici infatti hanno sostenuto che non può essere la pubblica autorità a decidere anche nei più piccoli dettagli quale sia uno stile di vita sano per i cittadini e che i più titolati per decidere lo stile di vita dei bambini sono i loro genitori. Hanno anche messo in dubbio che le patatine fritte e il “cibo spazzatura” siano la causa principale del sovrappeso dei piccoli americani e non la mancanza di un’ adeguata attività fisica.

I dietologi interpellati dalla stampa, in genere, hanno sostenuto banalmente che, per non sbagliare, dovremmo sia far mangiare i nostri figli un po’ meglio sia farli muovere di più. Ci si aspetterebbe allora che tutti i “sovrani illuminati”, volendo costringerci a vivere bene, basassero i propri editti su queste massime di buon senso spicciolo. Ma non è così, come dimostra una vicenda giudiziaria del mio Friuli.

La scuola elementare di Buja (in provincia di Udine) ha stabilito che i propri alunni possono uscire dall’ edificio scolastico solo se accompagnati da una persona autorizzata. Una misura che curiosamente sembra incentivare la pratica già dominante dell’ accompagnare i figli in macchina. La madre di un bambino di nove anni, reputando questa imposizione illogica in quanto il proprio figlio sarebbe perfettamente in grado di percorrere poche centinaia di metri autonomamente, assistita dall’avv. Maurizio Conti, ha fatto ricorso alla giustizia che però le da torto sia in primo grado, lo scorso 21 ottobre, sia in appello, il 14 dicembre.

La signora ha chiosato amareggiata: “Questa sentenza toglie non solo a me, ma a qualsiasi genitore il diritto di educare i propri figli”.

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