Non siamo ancora adulti per meritarci Wikileaks

WALTER MENDIZZA – Non siamo ancora adulti per meritarci Wikileaks (Notizie Radicali)

06/12/2010 – Lascia sgomenti sentire le unanimi condanne di irresponsabilità che tutti i governi in coro hanno rilasciato nei confronti di Wikileaks, l’organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo documenti protetti da segreto e poi li mette in rete sul proprio sito web. In un anno dalla nascita il suo database contava più di un milione di documenti. Segno evidente che c’è un gran bisogno di dire come stanno le cose in contrapposizione alla necessità opposta di tener tutto calmierato. Le fughe di notizie (dall’inglese “leak”) hanno comportato un grande imbarazzo nell’amministrazione americana perché i contenuti dei documenti riservati non facevano proprio il panegirico dei soggetti dei quali si parlava, piuttosto denunciavano le reticenze e le falsità della diplomazia e delle fonti ufficiali.

Ovviamente il Potere con la P maiuscola si è messo in moto e qualche giorno fa il provider che forniva il dominio wikileaks.org ha interrotto la fornitura del dominio per presunta violazione di una clausola contrattuale. Poi il sito fu sfrattato dai server di Amazon e dovette trasferirsi prima su server svedesi e poi su quelli svizzeri. Già nel 2008 il sito web fu chiuso per decisione di un tribunale californiano dietro le pressioni di una banca svizzera che si riteneva diffamata. Poi lo stesso giudice autorizzò la riapertura del sito. Adesso è stato definitivamente oscurato grazie all’intervento della candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti, Sarah Palin ed il senatore indipendente Joe Lieberman, capo del Comitato di Sicurezza Nazionale della Camera Alta degli Stati Uniti, che ha obbligato l’azienda Amazon ad espellere Wikileaks.org dai propri server. Infatti, dal 1° dicembre Wikileaks è stato oscurato, non è più possibile accedere all’indirizzo www.wikileaks.org. Tuttavia i tecnici di Wikileaks lo hanno reso di nuovo accessibile prima con il dominio svizzero .ch e poi con i domini europei .eu, .fi, .nl e .de.

Al momento in cui sto scrivendo è arrivata la notizia che il sito svizzero è stato appena oscurato. Un braccio di ferro tra il Potere e la libertà di espressione. Un braccio di ferro su più fronti dato che in contemporanea uno dei fondatori Julian Paul Assange, giornalista australiano, classe 1971, è diventato il ricercato numero uno dalla polizia di tutto il mondo. Due settimane fa, il 20 novembre 2010 è stato emesso un mandato di arresto internazionale tramite Interpol dalla polizia svedese utilizzando il Sistema di Informazione Schengen, in modo da assicurarsi che fosse visibile da tutte le forze di polizia del mondo. Accipicchia. E’ addirittura più ricercato di Bin Laden! Colmo dei colmi è che questo signore non è cercato (come ci si potrebbe aspettare) per quello che ha fatto; cioè per aver messo a disposizione di tutti le note ipocrisie delle cancellerie e delle fonti ufficiali che verso il pubblico descrivono situazioni collaborative mentre in privato protestano contro quelle stesse fonti per la loro doppiezza. No, non è ricercato per aver segnalato i vizi privati nascosti dietro le pubbliche virtù, ma è ricercato per un presunto reato di stupro nei confronti di due donne svedesi!

Vengono dubbi sulla natura di questo provvedimento. Basti solo notare la coincidenza temporale del mandato di cattura con l’arrivo delle nuove rivelazioni. Dal canto suo, Assange ha ammesso che durante il periodo che è stato in Svezia ha avuto diverse relazioni con donne svedesi, ma erano tutte consenzienti. Viene spontaneo chiedersi: come mai il Tribunale Supremo di Stoccolma ha rifiutato un ricorso in sua difesa? Come mai è spiccato subito l’arresto in contumacia? Come mai tanto accanimento contro un presunto reato di stupro, proprio nel momento in cui il Pentagono dichiara che la pubblicazione dei documenti riservati è un tentativo irresponsabile volto a destabilizzare la sicurezza globale? Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Ed Assange è certamente un duro dato che ha pensato una mossa geniale: l’intero archivio di documenti segreti è stato spedito a centomila persone diverse, in diverse parti del mondo, in forma criptata. Se dovesse capitargli qualcosa o se lui o qualcuno dei suoi collaboratori dovessero sparire diventando irreperibili, la chiave elettronica per decriptare i documenti rendendoli leggibili verrebbe spedita in automatico alle centomila persone.

Certo, il reato di stupro è senza dubbio una brutta faccenda, ma il sospetto che le cose non stiano così e che l’intera vicenda delle molestie sessuali sia stata pilotata ad hoc, è troppo forte. Forse siamo talmente ipocriti che abbiamo bisogno di inventarci una scusa ipocrita per sbattere in galera uno che denuncia le ipocrisie! Se le cose stanno così, come si fa a non essere dalla parte di questo “Zorro digitale”, di questo “Robin Hood del web”? Già a 16 anni Assange cominciò la sua carriera di hacker sotto il nome “Mendax” e scrisse alcune regole elementari per gli hacker che mostrano una grande nobiltà di spirito: “Non danneggiare i sistemi computazionali nei quali entri, non cambiare le informazioni che trovi, ma condividile”.

Viene spontaneo pensare ai radicali, alle loro battaglie per la giustizia giusta, per la trasparenza, per la legalità. Sono battaglie che hanno la stessa natura di quella di Pannella affinché non vengano bruciati i nastri delle conversazioni ancorché registrati illegalmente, ché, rappresentano uno spaccato dell’Italia e del mondo in cui viviamo. Viene spontaneo difendere Wikileaks e chiedere a gran voce che sia nuovamente messa in chiaro, ufficialmente, senza sotterfugi. Viene spontaneo chiedere che venga tutto pubblicato, soprattutto quando i fatti non mettono a repentaglio la vita di nessuno. Viene spontaneo nell’assiologia radicale offrire una presidenza onoraria adesso che si sta organizzando il congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. Una presidenza ad Julian Assange che ha dimostrato di essere un vero libertario portandosi al di fuori dalle dialettiche delle ragion di stato. Uno fatto della stessa pasta di Pannella.

Purtroppo però sappiamo che denunciare il re nudo gli costerà molto, o in termini di ostracismo o peggio, di persecuzione. Siamo ancora troppo bambini per conoscere le verità. E il nostro Paese è ancora più bambino degli altri. Perciò in Italia tutto viene secretato: fascicoli, conti, verbali, video, interrogatori, perfino nell’indagine su Vallettopoli è stato secretato l’interrogatorio sul “festino”. Dobbiamo continuare a credere a Babbo Natale, a Gesù Bambino, credere nei miracoli, nella Madonna e, soprattutto, nella bontà di chi ci comanda. A quando un Assange italiano? Nel mentre offriamo ad Assange la presidenza onoraria del partito Transnazionale. Credo che la meriti se non altro per il codice deontologico che si era dato già quando aveva 16 anni: non distruggere le informazioni ma condividerle.

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