Referendum comunali, caso in Prefettura

IL PICCOLO (Gorizia) 14/06/2011 – Referendum comunali, caso in Prefettura

I promotori presentano segnalazioni sui disservizi: «Il Comune ci ha boicottato e il Pd deluso»

Antonaz (Rc): «Perché non si è fatto come a Milano? Romoli ci ha ingannati»

«In contemporanea con i referendum nazionali si sono svolti dei referendum comunali oltre che a Gorizia anche a Milano. Nel capoluogo lombardo ogni elettore si è visto consegnare ai seggi assieme alle quattro schede dei referendum nazionali altre cinque schede di altrettanti referendum locali. In altre parole, a differenza di Gorizia, dove per i tre quesiti comunali sono stati predisposti seggi ad hoc, in luoghi e con scrutatori appositi, a Milano referendum nazionali e locali sono stati votati negli stessi seggi, permettendo non solo il superamento del quorum, ma anche un significativo risparmio di denaro pubblico».

A rilevarlo Roberto Antonaz di Rifondazione comunista. «Suonano quindi come una moneta falsa le dichiarazioni di Romoli e della sua giunta che si rammaricano per il mancato raggiungimento del quorum per i tre quesiti comunali, attribuendone la colpa all’abbinamento con la scadenza referendaria nazionale. È vero esattamente l’opposto: se si fosse votato anche a Gorizia come a Milano, il quorum non sarebbe mancato. Quando il Comune ci aveva detto che non era possibile far coincidere i seggi dei due voti, pensavamo che un approfondimento tecnico fosse stato effettuato, in realtà si è trattato di una scelta totalmente politica per rendere inoffensivi i referendum comunali e far passare ogni voglia in merito anche per il futuro.

In questo modo Romoli ha ingannato tutti i goriziani e mostrato in quale considerazione tenga uno strumento fondamentale della democrazia come i referendum».di Francesco Fain Trentasette sezioni per i referendum nazionali e due giorni per votare. Diciassette seggi per la consultazione comunale e soltanto una giornata a disposizione. I promotori dei tre quesiti comunali invitano a riflettere su questi numeri. E parlano più o meno apertamente di «boicottaggio» da parte dell’amministrazione comunale. Quel 24,9% raggiunto domenica alle 20 (lontano anni luce dal quorum del 50% più uno) ha responsabilità ben precise a sentire il radicale Pietro Pipi.

Che annuncia di aver presentato due “segnalazioni” alla Prefettura: la prima riguardante l’assenza di dati sull’affluenza nel sito del palazzo del Governo, la seconda concernente proprio l’esiguo numero di sezioni per i referendum comunali. «In via Codelli c’erano sei sezioni per i referendum nazionali e una sola per i comunali. Ho visto persone in fila per parecchi minuti: dopo mezz’ora si sono stufate e se ne sono andate. Il tema – annuncia Pipi – sarà oggetto anche di un’interrogazione parlamentare da parte di Emma Bonino. Così non va». Pipi si sforza di guardare anche l’altro lato della medaglia, quello positivo. «Il 25%, nelle condizioni in cui eravamo di scarsa informazione e di ostacolo istituzionale, è comunque un buon risultato.

È una partenza: a Gorizia se pol, si possono fare referendum consultivi comunali». L’esponente radicale si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Dichiara che, in cuor suo, se l’aspettava l’atteggiamento di «non collaborazione» del Pdl ma ciò che più l’ha stupito negativamente è stato il comportamento del Pd. «Il più grande partito della città – attacca – non ha impegnato nemmeno lo 0,1% delle risorse messe in campo per le Provinciali e per le campagne demagogiche contro Berlusconi. Si è visto impegno da parte dei singoli ma nessuno dei vertici del Pd ha ritenuto di dover partecipare all’incontro con la Bonino. Ciò significa chiaramente che oggi il Centrosinistra non è un’alternativa. Non può esserlo».

E proprio dal Pd arriva una prima reazione all’insuccesso dei referendum comunali. Secondo il capogruppo e neoassessore provinciale Federico Portelli quel 24,9% ha un padre. «Non diluire la consultazione comunale su due giornate come per i referendum nazionali è stato un delitto – dichiara Portelli -. Avevo proposto in Consiglio comunale di prevedere le votazioni anche al lunedì ma il centrodestra ha rigettato subito l’idea. In subordine, avevo chiesto di prorogare l’orario almeno sino alle 22 e anche questa possibilità ci è stata negata. L’altra sera, nei seggi, ho visto parecchie persone che si sono recate a votare per i referendum alle 21: volevano partecipare anche alla consultazione comunale ma le urne erano già chiuse. Vi sembra giusto? Vi sembra serio?». Portelli passa all’attacco. «L’esito dei referendum ha un responsabile che è, senza ombra di dubbio, l’amministrazione comunale. Noi abbiamo avuto sempre un atteggiamento costruttivo; la stessa cosa non si può dire per il Centrodestra».

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