Interrogazione 5-06749 Bernardini: Sulle condizioni dell’istituto penitenziario Coroneo di Trieste

La prossima settimana, giovedì, il governo risponderà all’interrogazione 5-06749 Bernardini: Sulle condizioni dell’istituto penitenziario Coroneo di Trieste

presentata da

RITA BERNARDINI
martedì 8 maggio 2012, seduta n.628

 

il giorno 29 gennaio 2012, la prima firmataria del presente atto ha visitato l’istituto penitenziario Coroneo di Trieste accompagnata dai radicali Marco Gentili, Renato Manara, Andrea Michelazzi, Clara Comelli ed Erminia De Felice;

l’ispezione, durata 7 ore, è stata guidata dal direttore dell’istituto Enrico Sbriglia ed ha riguardato tutti i luoghi dell’istituto che ospita 250 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 155 posti; le detenute donne sono in tutto 29; i semiliberi 8 mentre coloro che beneficiano dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario sono in tutto 6; nelle celle progettate per 2 detenuti, ce ne sono 4 mentre in quelle più grandi, di circa 25 metri quadrati ci sono 10 detenuti;

dal punto di vista strutturale il carcere di Trieste si presenta molto fatiscente tanto che non di rado, nonostante il freddo, intenso i vetri rotti sono stati sostituiti da pannelli di cartone o di legno, le mura e i soffitti sono scrostati con evidenti segni di umidità, nelle celle dei nuovi giunti ci sono ancora i wc a vista; uno dei quattro piani dell’istituto è stato ristrutturato grazie all’indulto del 2006 che, con la drastica riduzione del numero dei detenuti ha consentito di eseguire i lavori;

la pianta organica prevede 159 agenti di polizia penitenziaria, ma le unità assegnate sono 130 e quelle effettivamente in servizio 120 (compreso il nucleo traduzioni e la sezione femminile). Spesso, di notte, solo 11 agenti governano tutto l’istituto con gravi rischi nel caso si verifichino alcuni eventi critici; l’assistenza psicologica per i detenuti è garantita solo per 28 ore al mese; gli educatori sono tre, ma una fa solo un giorno alla settimana perché ha appena dato alla luce un figlio;

i tagli effettuati su alcuni capitoli di bilancio, rendono pressoché impossibile la manutenzione ordinaria degli edifici e ridotte al minimo le possibilità di lavoro per i detenuti attraverso il fondo destinato alle mercedi; anche l’igiene dei luoghi – celle comprese – è compromessa dalla riduzione delle dotazioni destinate alla pulizia; gli impianti antincendio non sono mai stati sottoposti a manutenzione;

quanto al lavoro possibile attraverso i fondi del Ministero, 5 detenuti fissi svolgono le mansioni di cuciniere, 2 lavorano in cucina a rotazione ogni 15 giorni, 1 al magazzino detenuti, 1 come porta-pacchi ai colloqui, 1 alla manutenzione ordinaria, 2 sono gli spesini, 8 gli scopini (7 al maschile e 1 al femminile), 1 fa il barbiere; da giugno del 2011, tre detenuti lavorano alla panetteria interna grazie ad un accordo con una cooperativa;

nonostante la situazione sopra descritta, grazie alla professionalità del direttore e all’abnegazione e capacità di quanti lavorano al Cotroneo, molte sono le attività trattamentali che, malgrado tutto, si riesce a proporre ai detenuti e alle detenute in alcuni periodi dell’anno: sul fronte scolastico sono attivi i corsi di alfabetizzazione, elementari, medie e corsi di inglese oltre che corsi periodici di formazione professionale; nell’istituto è disponibile anche una palestra e una sala computer; esistono inoltre un laboratorio di ceramica, una tappezzeria, una falegnameria attrezzata che abbisognerebbe dell’allacciamento all’impianto di riscaldamento e di aspiratori a norma; nella biblioteca, recentemente arricchita grazie a una donazione dell’onorevole Franco Frattini, lavorano due volontari che soddisfano le tante richieste dei detenuti; anche la mansione di scrivano viene svolta da un volontario:

nel reparto «nuovi giunti», dove ci sono celle singole ma con i wc a vista, la delegazione ha incontratoM.B. affetto da aids conclamato che deve scontare ancora due anni e che afferma che, pur avendo ottenuto dal medico dell’istituto il riconoscimento della incompatibilità con il regime carcerario, si è visto rifiutare gli arresti domiciliari dal magistrato di sorveglianza;

R.S., è in attesa di giudizio e da quattro mesi si trova nel carcere di Trieste; ha un lipoma sulla spalla destra per il quale deve subire un intervento chirurgico; ha presentato istanza per essere trasferito a Rebibbia oppure a Pescara o a Vasto perché i famigliari sono troppo poveri per venirlo a trovare e sua moglie, disoccupata, ha già fatto debiti per arrivare fino a Trieste per i colloqui;

ai passeggi la delegazione ha incontrato il tunisino M.Z. che è stato trasferito a seguito di uno sfollamento dal carcere di Spoleto; a causa di ciò da 5 mesi non vede la famiglia che vive a Roma; ha avanzato l’istanza per scontare l’ultimo periodo di detenzione ai domiciliari;

molti detenuti stranieri – che costituiscono il 70 per cento della popolazione reclusa – lamentano gli alti costi delle telefonate: per parlare 10 minuti con Santo Domingo si spendono 10 euro, con il Gambia 20 euro, con l’Iraq 24 euro, mentre tutti affermano che all’esterno queste telefonate non costano più di 5 euro; tutti i detenuti lamentano l’alto costo dei prodotti venduti all’interno dell’istituto;

in una cella la delegazione ha incontrato un detenuto tunisino di 28 anni molto sofferente perché costretto a tenere permanentemente un catetere senza che si siano ancora scoperte le cause di questa patologia che lo affligge; la direzione fa presente che sono in corso accertamenti;

un detenuto albanese è costretto a fare in continuazione traduzioni verso Firenze perché lì si svolgono i suoi processi;

un detenuto tunisino residente a Varese lamenta il fatto di avere pochi contatti (anche telefonici) con i figli minori, un maschio di 2 mesi e una bambina di 3 anni;

E.Z. da otto mesi si trova a Trieste e non ha mai potuto effettuare un colloquio con i genitori anziani e i suoi fratelli che vivono in provincia di Milano; da tre mesi ha avanzato richiesta al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di trasferimento a Milano Opera;

Z.H. da cinque mesi ha fatto istanza al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per essere trasferito in Sardegna dove spera di poter lavorare per mandare qualche aiuto alla figlia dodicenne che sta in Algeria;

C.S. è affetto da epatite B e C; afferma di non essere curato adeguatamente per i forti dolori al fegato che sono persistenti; con la permanenza in carcere la sua vista è notevolmente diminuita;

M.G. per una sopraggiunta vecchia condanna è stato costretto ad interrompere il programma di recupero presso la comunità «Nostra Casa» di Udine che prevedeva un anno in comunità e che per due anni fosse seguito dal Sert; l’interruzione lo ha costretto anche a rinunciare al lavoro di salumiere che svolgeva anche per mantenere la sua convivente e una bambina di due anni;

un detenuto iracheno, oltre a lamentarsi per il costo eccessivo delle telefonate, fa presente che non fa colloqui, che non lavora e che non gli sono nemmeno mai arrivati i pochi euro della mercede di San Vittore;

nella sezione femminile la delegazione ha incontrato, fra le altre, R.S. che si trova in carcere per essere andata in questura a regolarizzarsi mentre pendeva sulla sua testa un decreto di espulsione per una vecchia condanna (furto di una giacca) divenuta definitiva; chiede se, finita la pena, potrà rimanere in Italia visto che tutti i suoi parenti vivono nel nostro Paese;

una ragazza di 27 anni sta scontando 4 mesi di reclusione per aver rubato due pezzi di grana padano; le mancano solo 68 giorni per il fine pena;

R.R. afferma che non riesce a parlare con l’educatrice; ha tre bambini, il più piccolo ha tre anni mentre il maggiore ne ha sei; afferma che il suo compagno F.R. detenuto a Padova, non ha potuto ancora riconoscere il figlio di tre anni;

S.N. di origini croate ma nata a Roma, sostiene di non avere più notizie di 3 dei suoi 5 figli tutti nati in Italia; solo di due ha informazioni: uno è al carcere minorile, l’altro sta con la nonna in Croazia; vorrebbe solo sapere come stanno i suoi figli;

C.Z. fa notare alla delegazione di avere un nodulo sulla spalla e si lamenta del fatto che il medico non visita le detenute quando fanno richiesta;

S.V. rumena, ha fatto domanda per scontare l’ultimo periodo di pena ai domiciliari; le mancano 11 mesi, la domanda l’ha presentata il 23 dicembre ma ancora non ha avuto risposta;

una ragazza cinese Y.X.Y. ha fatto domanda al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per essere trasferita a Firenze dove ha parenti e processi -:

se il Governo sia a conoscenza di quanto rappresentato in premessa;

cosa si intenda fare per riportare la popolazione detenuta nel carcere di Trieste alle dimensioni regolamentari;

in quali tempi sarà integrato il personale mancante fra gli agenti di polizia penitenziaria e cosa si intenda fare, per quanto di competenza, per rafforzare il numero degli addetti all’assistenza medica, psicologica e trattamentale;

cosa si intenda fare per rendere agibile dal punto di vista strutturale il carcere di Trieste; a quando risalga e cosa vi sia scritto nella relazione semestrale che la ASL di riferimento deve rilasciare in merito alle condizioni strutturali e igienico-sanitarie dell’istituto;

se intendano incrementare i fondi destinati alla manutenzione (anche straordinaria) degli edifici, quelli relativi alle mercedi per il lavoro dei detenuti, quelli riguardanti le attività trattamentali e, infine, quelli da destinare alla pulizia dell’istituto e, in particolare, delle celle;

quali iniziative si intendano assumere per garantire ai detenuti di poter scontare la propria pena vicino al luogo di residenza;

se, e in che modo, si intenda intervenire rispetto ai casi segnalati in premessa;

se si intenda intervenire per ridurre i costi delle telefonate magari sperimentando collegamenti Skipe molto meno onerosi per persone poverissime come quelle che sono detenute nel carcere di Trieste;

di quali elementi disponga in ordine ai tempi impiegati dal magistrato di sorveglianza per rispondere alle istanze dei detenuti con particolare riguardo a quelle riguardanti la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi di detenzione ai domiciliari secondo la normativa introdotta con il decreto n. 211 del 22 dicembre 2011, recentemente convertito in legge. (5-06749)

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