Appello dell’Arcigay nel nome di Corai

IL MESSAGGERO VENETO (Pordenone) 10/03/2012 – Appello dell’Arcigay nel nome di Corai

A un anno dalla morte, parla l’amico: «Abbiamo i suoi libri e tante risorse. Possiamo fare molto, la città non ci giri le spalle»

Dall’impegno civile al circolo “Fuori!” Una vita spesa per la tutela dei diritti

Italo Corai (in foto) morì il 10 marzo 2011, a 75 anni, nella sua abitazione, colpito da un malore. Maturò negli anni Sessanta e Settanta il proprio impegno civile, fondando a Pordenone un circolo del “Fuori!”, il primo movimento di liberazione omosessuale in Italia voluto da Angelo Pezzana. Insieme a Mario Puiatti fu un assiduo militante radicale e collaborò con i Verdi Colomba, per i quali fu, per un breve periodo, nella legislatura 1990-1995, consigliere provinciale. Insegnante, era dotato anche di una spiccata sensibilità letteraria che lo aveva portato a raccontare le storie degli operai delle fabbriche pordenonesi in un gruppo di lavoro di cui fece parte anche Teresina Degan.

Ha scritto anche “Donne a Nordest – quello che nessuno ha mai scritto sulle donne” e “Santuari mediterranei”. di Stefano Polzot Esattamente un anno fa moriva Italo Corai, storico esponente del mondo omosessuale nonché precursore in città di importanti battaglie sui diritti civili. Un patrimonio umano e ideale che l’amico di sempre, Bruno Cadamuro, e l’Arcigay non vogliono venga disperso e per questo motivo lanciano un appello alle istituzioni e alla città nel suo complesso affinché quanto da lui seminato non sia dimenticato. Sono passati decenni da quando Corai e chi come lui non nascondeva il suo orientamento sessuale «subiva mille angherie – racconta Cadamuro – pur provenendo da una famiglia borghese. Il suo esempio è stato determinante per tutti noi perché ha avuto il grande merito, negli anni Sessanta, di dire basta alle umiliazioni.

Una capacità di squarciare il velo dell’ipocrisia che una settimana prima di morire gli consentì di poter confidare di non avere più nessuna paura, di essere un uomo pienamente libero». Per non lasciare che il tempo cancelli la memoria, Cadamuro, che ha ricevuto dalla famiglia i 200 libri che compongono la biblioteca di tematica omosessuale che Corai aveva raccolto, lancia un appello a istituzioni pubbliche e private affinché questo patrimonio sia messo a disposizione di tutti. «Da parte nostra – continua – ci sono professionalità, risorse umane, disponibilità finanziare che possono allargare questo impegno». L’idea non è solo di creare una sezione, magari nella biblioteca civica comunale, sulla tematica omosessuale, ma di fare in modo che anche in manifestazioni d’eccellenza si possano affrontare questi argomenti.

«Non siamo qui a chiedere – dichiarano Cadamuro e Giacomo Deperu, presidente dell’Arcigay di Udine e Pordenone – ma a mettere a disposizione un patrimonio e a dare anche disponibilità perché l’impegno deve essere in primo luogo anche nostro. L’abbiamo assunto nel giorno dei suoi funerali, dicendo “Italo, non preoccuparti, continueremo noi il tuo impegno”, cosa che vogliamo fare». In campagna elettorale, ricordano, tutti i candidati sindaco, da destra a sinistra, si sono dimostrati disponibili oltre ogni aspettativa. «Ora si tratta di passare ai fatti – concludono – per fare in modo che facendo vedere il “mostro” dell’omosessualità questo non sia più tale». Sarà capace la città di non voltarsi dall’altra parte e raccogliere questo appello?

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