Carcere, sciopero della fame a staffetta per i diritti dei detenuti

TRIESTE PRIMA 28/01/2018 – Carcere, sciopero della fame a staffetta per i diritti dei detenuti

A Trieste l’invito è stato immediatamente accolto dal Garante Comunale dei diritti dei detenuti, avvocato Elisabetta Burla, nonché dalle persone ristrette presso l’Istituto di via Coroneo. Il Garante Comunale ha aderito all’iniziativa e ha partecipato in prima persona allo sciopero della fame in data 23 gennaio

È stata Rita Bernardini, esponente del Partito Radiacale, a lanciare in questi giorni tramite Radio Carcere l’iniziativa dello sciopero della fame a “staffetta” a partire dal 23 gennaio, per rifocalizzare l’attenzione sulla riforma dell’ordinamento penitenziario. Dopo l’approvazione di alcuni dei decreti attuativi, attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera, l’iter non si è concluso e i tempi per la definitiva approvazione non sembrano brevi. Per riportare l’attenzione della politica su questo importantissimo tema Rita Bernardini ha invitato ad aderire all’iniziativa non violenta anche le persone private della libertà attraverso varie forme di protesta non-violente, come lo sciopero della fame o lo sciopero del carrello. A Trieste l’invito è stato immediatamente accolto dal Garante Comunale dei diritti dei detenuti, avvocato Elisabetta Burla, nonché dalle persone ristrette presso l’Istituto di via Coroneo. Il Garante Comunale ha aderito all’iniziativa e ha partecipato in prima persona allo sciopero della fame in data 23 gennaio e si riserva di indicare altre ulteriori date in cui parteciperà allo sciopero della fame, evidenziando l’importanza dell’approvazione dei decreti ora all’esame della Commissione Giustizia della Camera, che prevedono un’esecuzione della pena conforme al dettato costituzionale e maggiormente rispettoso dei diritti fondamentali della persona attraverso un trattamento effettivamente rieducativo tale per cui le persone condannate possano intraprendere un reale e costruttivo percorso di risocializzazione.

Spiega l’avv. Elisabetta Burla: «Anche a Trieste si confida che, approvata la legge di bilancio, possano essere recuperate attraverso decreti integrativi anche le tematiche sull’affettività, sul lavoro, sulla liberazione anticipata e sull’adeguamento delle norme dell’ordinamento penitenziario alle esigenze educative dei minori detenuti. L’esecuzione della pena deve essere effettivamente rieducativa e risocializzante e il lavoro è uno degli strumenti necessari; costituisce poi lo strumento essenziale per raggiungere un’autonomia economica che può dare sostentamento alla persona privata della libertà anche nel momento del reinserimento sociale, per sé e per la propria famiglia. Parimenti la tematica dell’affettività necessita di un immediato intervento: i detenuti hanno diritto a mantenere e coltivare i rapporti con i propri cari e in primis con i figli, altrimenti la pena diventa tale anche per i familiari incolpevoli».

Le persone private della libertà a Trieste hanno evidenziato nel tempo molteplici difficoltà anche proprio nella possibilità di mantenere adeguati rapporti con i propri cari e stanno seguendo, con molta attenzione, l’iter burocratico che si confida possa portare all’approvazione, in tempi brevi, dei decreti. Attualmente 115 persone – comprensive sia della sezione maschile sia di quella femminile – hanno accolto l’invito di Rita Bernardini ponendo in atto la protesta non violenta sia attraverso la c.d. “battitura” in due fasce orarie sia attraverso lo sciopero del carrello, chiedendo all’amministrazione penitenzia che il cibo non somministrato ai detenuti -tramite appunto carrello- venga donato ad associazioni operanti nel volontariato a favore delle persone in difficoltà. Va da sé che se non si investe sulla rieducazione e il reinserimento sociale dei detenuti, il problema carcere non potrà trovare fine. L’invito a partecipare all’iniziativa non violenta per scandire i tempi della riforma è rivolto a tutti, comunicando l’adesione a radiocarcere@radioradicale.it

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