Doni da rendere pubblici, la maggioranza si divide

IL GAZZETTINO (Udine) 01/02/2011 – Doni da rendere pubblici – La maggioranza si divide

Passa la proposta di Venanzi.  Ma le giunte restano a porte chiuse – Biotestamento, la discussione slitta a maggio con strascico polemico

UDINE – Il dibattito, accesissimo, in aula ruota attorno a due parole: “doni” e “benefici”. La proposta sull’anagrafe pubblica degli eletti, presentata da Alessandro Venanzi del Pd «assieme a Coppola», dice chiaro, infatti, che entro 6 mesi, sul sito del Comune ciascun consigliere e membro di giunta dovrebbe pubblicare la lista di «finanziamenti ricevuti e/o dei doni, benefici o altro assimilabile». «Doni? Non capisco cosa vogliono dire – sbotta Della Rossa (Innovare) -. Devo dire se qualcuno mi porta una cassetta di vino?».

Il termine “benefici” fa arrabbiare il vicesindaco Martines, che parla di «eccesso di zelo»: «State attenti a come scrivete – dice Martines -. Scritta così sembra che se uno fa l’assessore ha dei benefici. Certo, posso dire che a Natale mi sono arrivati quattro pacchi, sette bottiglie e otto caramelle, ma quando scrivete “benefici” dovete dirmi quali sono. Io benefici non ne ho. Se voi con “benefici” intendete “benefits”, come il telefonino, allora va bene». Anche Spiga del Pd annuncia l’astensione. Honsell segnala alcune sviste «logiche», sostenendo che, sì, «sarebbe interessante che anche in altre cariche, anche private, fossero chiari i benefici».

Coppola, precisando che «nessuno può obbligare nessuno», invita a «rivedere le perplessità» in nome della trasparenza. Per Venanzi «questo è solo un indirizzo». Bocciata la proposta di rinvio di Michelini (Pdl), alla fine la delibera passa con 25 sì, i 2 no leghisti e 8 astenuti (fra cui Della Rossa e Spiga). L’idea della giunta aperta al pubblico, come la vorrebbe Ortis, non passa (con 25 no e 10 sì). Bertoli (Udc), che pure aveva pronosticato che fosse «difficilmente praticabile», vota comunque a favore come Bortolin. Il sindaco, che pure non si era detto pregiudizialmente contrario («È complicato, ma per curiosità, ogni tanto, la si può anche aprire»), alla fine vota no come tutto il Pd (eccetto Venanzi) e il resto della maggioranza (eccetto Pirone). Contro anche il Pdl. Nessuna discussione ieri, invece, sul registro dei biotestamenti.

La mozione di Pirone e Torretta, come spiega Cortolezzis, «sarà rimandata probabilmente al 2 maggio». L’idea, dice, è di discutere dopo la conclusione dell’iter della legge, che il 21 febbraio sarà alla Camera. «Un passo avanti comunque», per Pirone, che ha votato con tutti i capigruppo per discutere «entro un termine». Per Maio non è un “prezzo politico” pagato all’anima cattolica del Pd, ma una scelta «perché è intervenuto un fatto nuovo». Ma i promotori della petizione, che raccolse 1.350 firme, sono «delusi». «Per due anni hanno fatto di tutto per non affrontare l’argomento», dice Libra. Per Andrea Castiglione «fanno melina. Siamo tutti delusi per questo ennesimo rinvio, ingiustificato». Dopo la discussione in consiglio (conditio sine qua non), pensano di «ripartire con il referendum». Anche Alberto Bertossi (Api), pur contrario al registro, trova «francamente allucinante» che «di fronte a una richiesta di così tanti cittadini, il consiglio neppure voglia esprimersi».

Camilla De Mori

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