Testamento biologico Gradisca rimane al palo

IL PICCOLO (Gradisca) 15/11/2011 – Testamento biologico Gradisca rimane al palo

La città della Fortezza era stata la prima in regione ad applicarlo ma ora è ferma Il radicale Cenni attacca: «Troppa prudenza da parte della giunta Tommasini»

di Luigi Murciano

GRADISCA – Nell’aprile 2010 era stato il primo Comune regionale ad approvare l’istituzione del testamento biologico. Poi è stato il primo a “congelarlo” sulla base di una circolare interministeriale firmata dai dicasteri Sacconi-Maroni-Fazio. Oggi è stato scavalcato da Udine, che nei giorni scorsi ha dato il via libera all’accoglimento delle disposizioni dei cittadini sul fine-vita. Si è decisamente avvitata la municipalità di Gradisca sulla delicata questione del testamento biologico. A denunciare la fase di stallo è, ancora una volta, il radicale gradiscano Lorenzo Cenni, dell’associazione “Trasparenza è partecipazione”. Esprime la sua soddisfazione nell’aver appreso che da qualche giorno a Udine è possibile depositare il proprio testamento biologico, grazie anche all’ordine dei notai della provincia che si è reso disponibile a fornire il servizio di autenticazione delle firme.

«Invece a Gradisca, con sindaco e maggioranza comunale di centrosinistra come a Udine, si è andati nella direzione esattamente opposta», denuncia Cenni. «Qui il Comune si è attenuto prudentemente a quella circolare dei ministri dell’Interno, della Salute e del Welfare, nonostante l’Anci avesse emesso un parere molto ben motivato sull’inefficacia della stessa circolare». L’assessore comunale alla sanità Giuseppe Latella si difende: «Il provvedimento di Udine è lo stesso preso dalla Provincia di Gorizia in convenzione con i notai. È vero, abbiamo sospeso il servizio all’ufficio anagrafe, ma l’intenzione è di convocare un incontro con la Provincia e i sindaci dei comuni isontini per decidere come agire. Chi vuole, intanto, può depositare le proprie volontà alla Provincia».

Secondo un’interpretazione più aperta delle normative, infatti, istituendo il registro del testamento biologico il Comune non va a disciplinare un tema che non gli compete, quello del fine vita, ma semplicemente attua un servizio di raccolta e archiviazione di buste chiuse contenenti le dichiarazioni dei cittadini, senza alcun intento di legiferare in materia o di attribuire a tali dichiarazioni un effetto giuridico diverso da quello che hanno già di per se, ma assicurando solo un effetto di pubblicità ai fini ed agli scopi che l’ente locale ritiene meritevoli di tutela. Sul tema quest’estate era intervenuta anche la lista civica di minoranza dei Cittadini: «Invitiamo – avevano affermato i consiglieri Verdimonti e Gallas – il sindaco a ribadire la posizione del Comune sul testamento biologico e ad attivarsi affinchè venga impugnata la circolare interministeriale nelle opportune sedi».

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