Via libera al referendum

MESSAGGERO VENETO (Gorizia) – Abolizione del quorum via libera al referendum

L’ha deciso il comitato dei garanti

Pagina 1 – Gorizia – Il Comitato dei garanti ha detto sì, ieri mattina, ai due quesiti referendari presentati dal Comitato promotore, ma la strada per il Referendum day che vorrebbero promuovere Radicali e Verdi la primavera prossima è ancora lunga e non priva di ostacoli. Facendo seguito alla sentenza del Tribunale civile di Gorizia, che il 27 ottobre ha accolto il ricorso presentato dai promotori del referendum (composto dal coordinatore Renato Fiorelli, da Pietro Pipi, dall’avvocato Marzia Paoluzzi, Lorena Vuga e Guido Trani), giudicando ammissibili i due quesiti, i garanti ieri mattina, in municipio, hanno preso atto della situazione e proceduto agli ulteriori adempimenti previsti.

Sono stati ammessi dunque i referendum sull’abolizione del quorum elettorale del 50% più 1, necessario per la validità dell’esito referendario e quello per l’inserimento della delibera di iniziativa popolare all’interno degli strumenti di consultazione popolare previsti dallo Statuto del Comune di Gorizia. Tali quesiti erano stati respinti dall’allora Comitato dei garanti, due anni fa, con la motivazione che avrebbero modificato lo Statuto comunale. Il Tribunale ha affermato che, però, la modifica dello Statuto comunale non rientra fra le cause di inammissibilità, dando ragione al Comitato del referendum.

Ieri mattina il Comitato dei garanti, insieme a due esponenti dei promotori del referendum, ha proceduto all’autenticazione delle firme finora raccolte. Sono state giudicate valide 447 firme sulle 450 consegnate per il quesito sul quorum e 523 su 527 per il quesito sulla delibera di iniziativa popolare. Dall’avvenuta notifica dell’autenticazione, che sarà inoltrata entro questa settimana, il Comitato promotore del referendum avrà 60 giorni di tempo per raccogliere gli autografi mancanti. Servono 1.500 firme per ciascun quesito (alle quali vanno sottratte quelle già autenticate).

Pertanto Verdi e Radicali, in due mesi, dovranno raccogliere ancora 1.053 firme per il primo quesito e 977 per il secondo. Se i promotori riusciranno ad ottenere questo risultato, il consiglio comunale dovrà fissare la data per la consultazione popolare. Altrimenti non sarà indetto il referendum. Dopodiché, visto che non è ancora passato il quesito per l’abolizione del quorum, se alle urne non si presenterà il 50% più uno degli aventi diritto, il referendum non passerà. Non bisogna dimenticare poi che lo strumento referendario ha soltanto valore consultivo, dunque non obbliga il Comune ad assumere una decisione conforme. Insomma, il consiglio comunale sarà sì obbligato a discuterne in aula (nel caso in cui si raggiunga il tetto di elettori), ma poi potrà anche decidere di cestinare le richieste dei cittadini, assumendosi, ovviamente, la responsabilità politica del diniego.

Ilaria Purassanta

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